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Benvenuti a Silvi Marina

il turismo come risorsa principale della città

La città di Silvi Marina

Situato ai piedi delle suggestive colline di Città Sant'Angelo e Atri, Silvi è una delle stazioni balneari più apprezzate della regione, anche grazie alla comodità di accesso da Pescara. Ben attrezzata con alberghi, campeggi e stabilimenti balneari, inoltre dispone di una stazione ferroviaria. I caselli della A14 più vicini sono quelli di Atri-Pineto e di Pescara Nord-Città Sant'Angelo. Il centro storico si trova sulla parte collinare, a 4 km da Silvi Marina, ad una altitudine di 240 m s.l.m. Sul nome di Silvi due opinioni dividono gli storici, la prima vuole il nome derivare da Silvae, per l'abbondanza dei boschi e la seconda dal nome del Dio Silvano, antico nome delle foreste.

Cenni storici: Il Comune di Silvi Marina nasce nel 1931 ed è situato agli estremi lembi della provincia teramana. Notizie certe sulla cittadina la legano indissolubilmente alla vicina Atri che fu conquistata nel 290 a.C. dai Romani. È in questo periodo che Silvi Alta, venne unita, presidiata e fortificata, diventando il "Castrum Romanum". Precedentemente le sorti del centro furono condivise, nel VI e V secolo a.C.,con la potente Hatria Picena, città preminente della confederazione. Il 1° aprile 1251, per ordine del papa Innocenzo IV s'istituisce la nuova diocesi di Atri il cui vescovo, comune a quello di Penne, ottiene i diritti ecclesiastici di Silvi. L'anno dopo, il 3 marzo 1252, anche la chiesa del SS.Salvatore di Silvi entra nella diocesi atriana. Il 5 ottobre 1273 ad Alife, quando Carlo I D'Angiò divide l'Abruzzo in due Giustizierati elenca nel "demanium Adriae", Silvi quale terra di pertinenza dell'abbazia di San Giovanni in Venere. Nel 1393, re Ladislao d'Angiò Durazzo vende per trentacinquemila ducati la città di Atri e di Teramo e tra queste anche Silvi al duca Antonio Acquaviva con tutti i loro diritti e pertinenze. Verso la fine del secolo XV, i territori si spopolano a causa delle guerre e delle epidemie. Sono i profughi albanesi, preoccupati dall'avanzare dei Turchi di Maometto II, a sbarcare, intorno al 1462, sulle coste del Regno di Napoli e a stabilirsi nelle contrade silvarole. Gli arrivi, negli anni seguenti, continuano, i profughi sono accolti benevolmente da re Ferdinando I, che assegna loro sedi in Puglia ed in Abruzzo Orientale, rispettando i loro costumi, la loro lingua ed i loro riti religiosi. Silvi conta agli inizi del XVI secolo non più di 400-500 abitanti. Nel 1553, un amministratore di Silvi, uno dei quattro signori del reggimento, Rosato Rosati, in maniera certamente autonoma, redige, in forza di qualche provvedimento regio, lo Statuto comunale di Silvi. Nasce come piccolo borgo collinare protetto da mura per difendersi dalle invasioni provenienti dal mare. Troppo piccolo per una storia antica propria seguì nel bene e nel male le vicende della vicina Atri, la trimillenaria città d'arte che, secondo alcuni eminenti storici, diede il nome al mare Adriatico. Questa antica città conobbe il predominio di Roma, di cui fu fedele alleata mentre Silvi fu sempre feudo di Atri. Insieme conobbero il dominio dei tanti invasori nel Medio Evo. Fu Silvi sentinella di Atri per lunghi secoli e la Torre di Cerrano fortificata sulla spiaggia fu l'avamposto dotato di presidio militare permanente. Soffrì le frequenti invasioni dei corsari turchi che sbarcavano di notte sulla costa e risalivano la collina depredando e catturando i poveri abitanti che finivano in schiavitù. Alla fine del XV secolo la popolazione di Silvi era ridotta a pochi residenti e allora il Re Ferdinando il Cattolico pensò di rinsanguare e ripopolare il paese con l'immagrazione di molte famiglie cristiane, albanesi fuggiti dalle loro terre invase dalle orde musulmane. Solo con l'arrivo di Napoleone Bonaparte, che abolì i privilegi feudali (agosto 1806) cessò la sudditanza di Silvi che ebbe, da allora, il suo primo sindaco. Ancora pochi decenni e sulle colline prospicienti il mare nascono le ville estive dei possidenti terrieri di Atri. Contemporaneamente appaiono sulla spiaggia le prime rustiche casette dei pescatori che abbandonano le antiche dimore nel paese collinare, trecento metri circa sul livello del mare. È il primo nucleo che si costituisce sulla spiaggia e che si svilupperà vieppiù negli anni seguenti. Nuova spinta e vigore verrà dall'inaugurazione della stazione ferroviaria (1863), il treno porterà i primi villeggianti nella stazione balneare. Oggi Silvi Marina appare come una lunga successione di abitazioni, una spiaggia lunga cinque chilometri, gli abitanti residenti oltre 15.000.

Silva è l´antico nome dell´odierna Silvi, legato, come suggerisce l´antico etimo, alla ricca vegetazione del luogo. I primi insediamenti abitativi, soprattutto costieri, risalgono ad epoca romana e all’epoca era conosciuta come Castrum Silvi.Nel XIV secolo Il borgo medievale, Castrum Silvi, divenne feudo dell'abbazia di S. Giovanni in Venere, per poi passare sotto la giurisdizione della nota famiglia degli Acquaviva, duchi di Atri. Silvi rimarrà feudo di Atri fino all'arrivo di Napoleone che nel 1806 abolì il feudalesimo. Con l'Unità d'Italia Silvi ottiene il suo primo sindaco. Nel 1863 la costruzione della stazione ferroviaria, favorirà lo sviluppo della "Marina " di Silvi che a poco a poco cambiò aspetto, grazie soprattutto ai primi investimenti nel settore turistico. Il paese di Silvi è oggi un centro a forte vocazione turistica, con un vasto e sabbioso litorale. A Silvi Marina si segnalano numerose ville del tardo ottocento e dei primi del novecento che si mischiano alle moderne abitazioni utilizzate prevalentemente a scopo turistico. Il borgo di Silvi Paese è un’incavole paese affacciato sull’Adriatico dal una terrazza che poi scende verso il mare. La singolare posizione di Silvi Paese, denominato Castelbelfiore fino all’ottocento, si riconduce alla tipologia a fuso, con un asse centrale dal quale si dipartono stradine e vicoli che costituiscono l’aspetto caratteristico dell’antico borgo. Da visitare la chiesa di San Salvatore, di origine medievale, che conserva sul fianco sinistro il portale trecentesco. Nel mese di maggio a Silvi si revoca l’antica tradizione de “Lu cencialone”. La leggenda narra che un giovane del paese, Leone, durante l’assedio dei Turchi, salì sulle mura della città con una torcia e accecò i nemici. A ricordo di tale episodio viene fatto bruciare un lungo fascio di paglia mentre intorno si esibiscono danzatori e musicisti.

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